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Gli atleti olimpici che in questi giorni passano da Milano sembrano avere un nuovo amore a tavola. Un piatto semplice, profumato e profondamente italiano che sta conquistando campioni arrivati da ogni angolo del mondo. A sorprenderli è Carlo Cracco, che ha deciso di portare nel cuore dei Giochi un assaggio autentico delle nostre tradizioni.
Un ristorante trasformato nel cuore delle Olimpiadi
Carlo Cracco, veneto d’origine e milanese d’adozione, vive le Olimpiadi da una prospettiva unica. Il suo ristorante in Galleria Vittorio Emanuele è diventato Omega House, uno spazio riservato agli atleti e agli ospiti invitati. Un luogo speciale dove si respira davvero l’atmosfera dei Giochi.
Lo chef racconta che fino a due settimane prima non si avvertiva molto l’aria olimpica. Poi tutto è cambiato. Le nuove luci in città, le persone arrivate da ogni parte del mondo, il lavoro frenetico nelle strade. Milano si è accesa, come succede nelle grandi occasioni.
Il piatto che sta conquistando gli sportivi
Tra le tante proposte che cambiano ogni settimana, una ricetta si è imposta su tutte. È il riso allo zafferano al salto, servito in modo semplice e diretto, proprio come piace agli atleti. Lo chef lo presenta come uno snack pulito, croccante e ricco di gusto.
- Base: riso allo zafferano
- Servizio: al salto, in porzione compatta
- Versione classica: con un filo di sugo di carne
- Alternativa vegetariana: con sugo di verdure
Un piatto che Cracco definisce l’essenza di Milano. Un piccolo gesto per raccontare la città agli sportivi che la vivono tra gare, impegni e cerimonie.
Milano, la città che ha adottato Cracco
Lo chef è arrivato a Milano a 21 anni, pieno di curiosità. Ricorda la metropoli come un luogo vibrante e aperto, capace di dare molto a chi ci mette impegno. Con i suoi pregi e i suoi difetti, la città gli ha permesso di crescere e di trovare la sua strada nella cucina d’autore.
Secondo Cracco, queste Olimpiadi lasceranno un messaggio importante: nulla è impossibile. Dopo Expo e ora i Giochi, Milano ha mostrato ancora una volta la sua capacità di pensare in grande.
Sport, montagna e ricordi di famiglia
Cracco ha un rapporto profondo con lo sport. Lo considera un maestro di valori, disciplina e grandi emozioni. Durante la cerimonia del 5 febbraio, quando ha fatto il tedoforo, era accanto al campione olimpico Alberto Cova, vincitore a Los Angeles 1984. Ha visto anche Alberto Tomba, uno degli atleti che più hanno fatto sognare gli italiani.
La montagna è un altro suo grande amore. Un luogo dove si respira meglio e tutto rallenta. Tra i posti del cuore cita Le Melette, vicino Asiago, le piste da sci più vicine per chi viveva nella zona di Vicenza. Era la sua meta del fine settimana, appena possibile.
E a tavola, quando si sale in quota, c’è sempre una certezza. La polenta. Per Cracco è la cosa più buona del mondo.
Il ruolo del tempo in cucina
Per uno chef il tempo conta moltissimo. È legato alla precisione, alla capacità di reagire agli imprevisti e di mantenere ordine anche nei momenti più intensi. In cucina si lavora con gli orologi per acquisire una cadenza sicura e costante. Un esercizio che diventa metodo.
L’evoluzione dell’alta cucina e la nuova ricetta olimpica
Cracco osserva che l’alta cucina cambia ogni dieci anni circa. È ciclica. Ci sono fasi in cui domina la creatività e altre in cui emerge il ritorno alla sostanza. Oggi, secondo lo chef, a fare la differenza sono le radici, il valore dietro una ricetta, il legame con il territorio.
Per le Olimpiadi ha scelto un piatto che unisce tutte queste idee. Una pasta e fagioli fatta con i fagioli di Lamon, una varietà tipica del Bellunese. Ha aggiunto una salsa di zafferano, un ingrediente che richiama la zona di Cortina ma anche Milano. Un ponte tra montagne e città, tra tradizione e innovazione.
Un piatto che racconta l’Italia agli atleti del mondo
La cucina di montagna lavora con ciò che è vicino. È semplice e sincera, come questa ricetta pensata per i Giochi. Gli sportivi la apprezzano perché parla di territorio, di gusto e di autenticità. È un modo per far sentire l’Italia in ogni boccone, mentre il mondo guarda Milano illuminarsi.












